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Posted by blackmonly on 10 Mag 2007 | Tag: Foto, Internet
Segnaliamo il lancio del blog italiano di Zooomr, che porterà sicuramente molti utenti ad avvicinarsi a questo servizio.
Gli utenti di Zooomr, il servizio che nacque come clone di Flickr ma che nel tempo ne è diventato un serio antagonista, attendono da tempo il rilascio della nuova versione.
Per ulterioni informazioni: http://www.downloadblog.it
Posted by blackmonly on 12 Mar 2007 | Tag: Foto, Viaggi
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Il popolo sahrāwī (”sahariano”, dalla parola araba sahrā’, ossia “Sahara”) è costituito dai gruppi tribali tradizionalmente residenti nelle zone del Sahara Occidentale gravitanti sul Sāqiyat al-hamra e sul Wadi al-dhahab (Río de Oro) che, già nel corso della dominazione della Spagna, avevano cominciato negli anni trenta a reclamare la loro indipendenza. Sull’area, ricca di fosfati avanzava però pretese anche il Marocco e fu per questo che le popolazioni della regione hanno conosciuto grandi difficoltà per realizzare le loro ambizioni e vedersi riconosciuti su un piano internazionale e persino inter-arabo. Le tribù sembra discendano da due gruppi insediatisi nell’area fin dall’epoca delle prime conquiste islamiche, alla fine del VII secolo d.C.. Esse rivendicano un’ascendenza araba, per dimostrare la quale fanno riferimento al loro dialetto, definito Hassāniyya, un idioma parlato anche nella confinante Mauritania e nell’Algeria, caratterizzato da un impianto strutturalmente arabo pur con vari berberismi e tracce di idiomi nero-africani, come il wolof. In Marocco (forse con intenti politici) si tende a considerare il dialetto sahrawi di ceppo berbero, visto che gli abitanti indigeni della regione sono in particolare appartenenti al gruppo berbero dei Sanhāja, ma sulla questione dissentono i glottolinguisti che classificano l’idioma come appartenente al gruppo semitico della famiglia linguistica camito-semitica
Posted by blackmonly on 12 Set 2006 | Tag: Foto, Viaggi
Un ringraziamento particolare a Giuseppe Guttadauro per le testimonianze offerte con immagini di questo spaccato d’Africa affinché non venga dimenticato chi è meno fortunato di noi . . .Circa 2500 anni fa il Lago Ciad era grande quanto Grecia ed i Balcani. Il clima era umido e vi vivevano numerosi animali allo stato selvaggio.
Qui si insediarono dei cacciatori, denominati Sao che iniziarono ad allevare il bestiame in insediamenti che poi divennero città protette con mura.
In seguito svilupparono la scultura del bronzo e la lavorazione della terracotta. Intorno al IX sec. Alcune popolazioni si trasferirono qui dalla valle del Nilo che inizialmente si mescolarono con i Sao fino a sopravanzarli. Fu fondato lo stato di Kanem che durò un migliaio di anni. Fiorì il commercio del sale, rame, oro e, ahimé, degli schiavi che attirò ulteriori popolazioni dal Mediterraneo e dal basso Nilo. Grazie al duro lavoro degli schiavi il regno di Kanem si espanse fino a divenire un vero e proprio impero che crollò definitivamente nei primi del 1800 ad opera del popolo Funami che saccheggiò la capitale.
Parallelamente avevano preso vita altri due regni arabi la cui economia si basava sul commercio degli schiavi. Questi controllavano le rotte commerciali e facevano incetta di schiavi tra le popolazioni dell’ Africa nera del sud. I poveri schiavi venivano venduti al prezzo di un cavallo. In media uno su cinque moriva di stenti, malattie o di freddo lungo il tragitto dalle loro terre ai regni arabi. Alla fine del XIX secolo arrivarono i colonialisti francesi che furono acclamati come liberatori in quanto abolirono la schiavitù.
Attualmente il Ciad è il quinto paese per estensione nell’Africa. Si trova nell’Africa centro-settentrionale ai margini del Sahara con un paesaggio prevalentemente semidesertico. Il lago Ciad rimane l’unica fonte d’acqua dolce anche se il crescente fabbisogno d’acqua delle popolazioni lo ha ridotto al 20% rispetto alle dimensioni che aveva nel 1970. Nel nord ci sono alcune catene montuose tra le più alte del Sahara. Verso sud il clima si fa più tropicale, è qui che si trovano gli unici due fiumi che fanno di questa regione la più fertile che alimenta, pertanto, l’intero paese.
Purtroppo il Ciad annovera una delle più dolorose storie d’Africa, sorta dalle ceneri del conflitto con la Libia che negli anni ottanta, insieme al suo clima rigido, risorse esigue e assenza di infrastrutture, le ha fatto acquisire il titolo di nazione più povera del mondo.
Ne è rimasto un paese con un’ economia molto debole e vulnerabile ai disordini politici.
Oggi si tende a descriverlo come un paese in via di sviluppo, ma tutt’ora sembra più che sopravviva a stesso.
Amnesty International continua ad adoperarsi deplorando l’uso della tortura e della pena di morte da parte del governo e dei vari eserciti ribelli.
Ne consegue che i padroni del Ciad non siano i ciadiani, bensì le grandi multinazionali che ne sfruttano che ne sfruttano le risorse in maniera sconsiderata senza curarsi minimamente dei problemi che affligono questo popolo, dove l’insicurezza alimentare alimentata anche dal continuo avanzamento del deserto costituiscono la più inesorabile sorte di un pezzo d’Africa.
Ciò che stupisce e impressiona il viaggiatore è, comunque, l’entusiasmo proprio di una popolazione colma di speranza e desiderosa di costruire il proprio futuro con la fierezza che solo un cuore abituato alle sofferenze può comprendere e che il viaggiatore chiama “Mal d’Africa”.
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Posted by blackmonly on 12 Set 2006 | Tag: Foto, Viaggi
Europa e non solo…
In questo spazio che ho a disposizione racconterò brevemente del mio ultimo viaggio in compagnia dell’amica di sempre che qui colgo anche l’occasione per ringraziare perché è proprio grazie a lei che ora posso raccontare questa nuova esperienza svoltasi nella città di Madrid.
Così, un giorno per caso prende forma l’idea di questa meta da scoprire in sei giorni lasciati all’ assoluta improvvisazione un po’ per mancanza di tempo per un’ adeguata pianificazione dell’ itinerario e un po’ per una certa incredulità verso ciò che si sta per compiere.
Il viaggio ha inizio in un assai freddo lunedì mattina di metà aprile quando, valigie alla mano, ci presentiamo puntuali per l’imbarco all’aeroporto di Bologna. Non appena spicchiamo il volo si rinnova la sensazione lievemente malinconia dovuta al distacco che si crea quando mi allontano dal mio ambiente per proiettarmi in una dimensione sconosciuta capace di trasmettere chissà quali e quante emozioni, delusioni, perplessità e persino nostalgia di casa.
Basta un breve volo che già tocchiamo il suolo di Madrid. Da un primo sguardo appare come una città assai moderna sia per infrastrutture che per lo stile di vita che si percepisce da un primo contatto. La gente sembra molto dinamica e in linea con i frenetici ritmi dettati dal moderno vivere dove non c’è spazio per assaporare l’atmosfera che ci si aspetterebbe da un popolo di indole “caliente” come quello spagnolo. L’impressione è che se non fosse per la lingua, troverei assai difficile distinguere se ci troviamo nella stazione metropolitana di Madrid, Milano, Parigi o Londra. Un fiume di persone con i volti piuttosto tirati che si muovono velocemente da una parte all’altra della città che spesso si urtano o si sfiorano per la folla smisurata ma senza quasi nemmeno accorgersi di chi li circonda, presi come sono ognuno a rincorrere i propri impegni o assorti nei propri pensieri.
Al calar del sole però la città cambia aspetto; si smorzano i toni e gli abiti seriosi della city che vive e si muove durante il giorno lasciano spazio alla luce artificiale ma anche al temperamento più genuino di un popolo latino. Noto con piacere che il tramonto coincida con il rallentamento dei ritmi del giorno. Ora c’è tempo per passeggiare tra i monumenti ed i negozi del centro dove risalta lo stile mediterraneo di questa terra dai sapori forti ed inconfondibili. Noto un popolo che deve confrontarsi con la globalizzazione europea e mondiale ma giustamente attento a preservare la propria identità, caratterizzata da una spiccata solarità, buon temperamento e una buona dose di entusiasmo verso la vita volutamente arricchita da una moltitudine di suoni, luci e colori che fanno della Spagna un paese che coinvolge chi qui vive e affascina chi lo visita.
Le opere d’arte ed i monumenti in generale sono, senza dubbio, degni di nota, uno per tutti cito il museo “El Prado” intriso di una miriade di dipinti dei più importanti artisti internazionali ove spiccano quadri di fama mondiale che non possono che essere firmati da italiani. Parchi immensi come oasi naturalistiche spuntano tra palazzi storici ed edifici moderni che smorzano il grigio ed i rumore della città dando un’ immagine di serenità e di pace dove la quiete della natura domina su ogni cosa. Qui ognuno può trovare il suo angolo di paradiso per poi rituffarsi nel fragore metropolitano.
Cosa manca a Madrid? Il mare…… con il mare sarebbe una meta dal fascino esotico nel cuore d’ Europa.
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