biano i tempi, cambiano le mode e le parole perdute non ritornano più…
Ben ordinate dentro un vocabolario, le parole partecipano al caos della vita che ora le esalta, ora le uccide. Sarebbe bello ogni tanto provare a recuperane qualcuna tra quelle scomparse o in disuso.
Ci sono due parole che, per esempio, sembrano non andar molto più di moda, infatti vengono sempre meno usati dalla stampa e dai massmedia in generale.
Termini come “malinconia” e “nostalgia” non trovano adeguata considerazione in questi tempi tecnologici e salutistici, dove l’ aggressività è premiata ed il suo opposto ignorato o disprezzato.
I vocabolari associano alla “malinconia” il significato di “uno stato d’animo di vaga tristezza” fino a “sconsolato e pessimistico abbandono”.
Oggi sembra aver più effetto l’utilizzo di termini quali “depressione”, “frustrazione”, “astenia” secondo un sommario semplificatorio.
Diverso è il destino della parola “nostalgia”…. Questa bellissima parola è formata a sua volta da due parole del greco antico “nostos” (ritorno in patria) e “algos” (dolore), equivale dunque a dolore per mancato ritorno. Tale la si lesse a scuola nel personaggio di Ulisse durante l’Odissea.
La civiltà nostra dà al viaggio un senso futuristico, sicché il dolore del ritorno non è più visto come fenomeno attuale.
Eppure ognuno di noi prova nostalgia, se non altro come figurato ritorno alla giovinezza o come ricordo di un tempo ormai fuggito che sai non potrà più tornare e che niente e nessuno potrà colmare.














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