Un ringraziamento particolare a Giuseppe Guttadauro per le testimonianze offerte con immagini di questo spaccato d’Africa affinché non venga dimenticato chi è meno fortunato di noi . . .Circa 2500 anni fa il Lago Ciad era grande quanto Grecia ed i Balcani. Il clima era umido e vi vivevano numerosi animali allo stato selvaggio.
Qui si insediarono dei cacciatori, denominati Sao che iniziarono ad allevare il bestiame in insediamenti che poi divennero città protette con mura.
In seguito svilupparono la scultura del bronzo e la lavorazione della terracotta. Intorno al IX sec. Alcune popolazioni si trasferirono qui dalla valle del Nilo che inizialmente si mescolarono con i Sao fino a sopravanzarli. Fu fondato lo stato di Kanem che durò un migliaio di anni. Fiorì il commercio del sale, rame, oro e, ahimé, degli schiavi che attirò ulteriori popolazioni dal Mediterraneo e dal basso Nilo. Grazie al duro lavoro degli schiavi il regno di Kanem si espanse fino a divenire un vero e proprio impero che crollò definitivamente nei primi del 1800 ad opera del popolo Funami che saccheggiò la capitale.
Parallelamente avevano preso vita altri due regni arabi la cui economia si basava sul commercio degli schiavi. Questi controllavano le rotte commerciali e facevano incetta di schiavi tra le popolazioni dell’ Africa nera del sud. I poveri schiavi venivano venduti al prezzo di un cavallo. In media uno su cinque moriva di stenti, malattie o di freddo lungo il tragitto dalle loro terre ai regni arabi. Alla fine del XIX secolo arrivarono i colonialisti francesi che furono acclamati come liberatori in quanto abolirono la schiavitù.
Attualmente il Ciad è il quinto paese per estensione nell’Africa. Si trova nell’Africa centro-settentrionale ai margini del Sahara con un paesaggio prevalentemente semidesertico. Il lago Ciad rimane l’unica fonte d’acqua dolce anche se il crescente fabbisogno d’acqua delle popolazioni lo ha ridotto al 20% rispetto alle dimensioni che aveva nel 1970. Nel nord ci sono alcune catene montuose tra le più alte del Sahara. Verso sud il clima si fa più tropicale, è qui che si trovano gli unici due fiumi che fanno di questa regione la più fertile che alimenta, pertanto, l’intero paese.

Purtroppo il Ciad annovera una delle più dolorose storie d’Africa, sorta dalle ceneri del conflitto con la Libia che negli anni ottanta, insieme al suo clima rigido, risorse esigue e assenza di infrastrutture, le ha fatto acquisire il titolo di nazione più povera del mondo.
Ne è rimasto un paese con un’ economia molto debole e vulnerabile ai disordini politici.
Oggi si tende a descriverlo come un paese in via di sviluppo, ma tutt’ora sembra più che sopravviva a stesso.

Amnesty International continua ad adoperarsi deplorando l’uso della tortura e della pena di morte da parte del governo e dei vari eserciti ribelli.
Ne consegue che i padroni del Ciad non siano i ciadiani, bensì le grandi multinazionali che ne sfruttano che ne sfruttano le risorse in maniera sconsiderata senza curarsi minimamente dei problemi che affligono questo popolo, dove l’insicurezza alimentare alimentata anche dal continuo avanzamento del deserto costituiscono la più inesorabile sorte di un pezzo d’Africa.
Ciò che stupisce e impressiona il viaggiatore è, comunque, l’entusiasmo proprio di una popolazione colma di speranza e desiderosa di costruire il proprio futuro con la fierezza che solo un cuore abituato alle sofferenze può comprendere e che il viaggiatore chiama “Mal d’Africa”.

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